01Italia
Il figlio che firma per la società del padre
Il padre ha avuto un fallimento e non può essere amministratore per dieci anni. La nuova s.r.l. la intesta al figlio, ventiquattro anni, che «firma quello che c'è da firmare» e non ha mai visto un bilancio. La società lavora tre anni, non versa IVA e contributi, viene dichiarata in liquidazione giudiziale. Il curatore trova il figlio.
Chi risponde. Il figlio è l'amministratore di diritto: bancarotta semplice per i libri non tenuti (art. 323 CCII) quasi certa; bancarotta fraudolenta documentale (art. 322) se le scritture mancano del tutto; omesso versamento IVA (art. 10-ter d.lgs. 74/2000) sopra i 250.000 euro, perché la dichiarazione la firmava lui; azione di responsabilità del curatore sul suo patrimonio. La Cassazione del 2025 gli dà una difesa sulla fraudolenta patrimoniale, se davvero non sapeva delle distrazioni; non gliela dà sui libri e sulle dichiarazioni firmate. Il padre è amministratore di fatto (art. 2639 c.c.) e risponde di tutto, più l'inosservanza delle pene accessorie (art. 389 c.p.). La sola strategia del figlio è raccontare chi comandava. La pagina.
02Italia
La casa intestata alla moglie dopo la cartella
L'imprenditore riceve un avviso di accertamento da 300.000 euro. Un mese dopo dona la casa alla moglie, in separazione dei beni. Continua ad abitarci e a pagare le utenze.
Chi risponde. La donazione dopo il sorgere del debito è pignorabile direttamente dall'Agenzia della riscossione entro un anno dalla trascrizione (art. 2929-bis c.c.) e revocabile per cinque anni (art. 2901); l'atto simulato è provabile senza limiti (art. 1417). Sul piano penale è sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, da sei mesi a quattro anni e da uno a sei sopra i 200.000 euro (art. 11 d.lgs. 74/2000), e la Guardia di Finanza la trova nei registri immobiliari. La moglie che sapeva risponde in concorso. La casa non è protetta: è la prova. La pagina.
03Stati Uniti
L'auto del nuovo arrivato
Un ingegnere italiano arriva a Houston con un visto di lavoro. Senza storia creditizia, il finanziamento del concessionario è impossibile. Un collega americano firma il contratto a proprio nome; l'italiano paga le rate e guida l'auto. Sei mesi dopo, un incidente grave.
Chi risponde. Il collega è il debitore della finanziaria e l'intestatario dell'auto: se il finanziatore è un istituto coperto dal § 1014, la domanda di credito con un acquirente falso è un reato da trent'anni; l'assicurazione, stipulata dichiarando un conducente diverso da quello reale, contesta la copertura, e il danno è del collega. L'italiano guida un'auto non sua con una polizza falsa e, se il caso arriva in tribunale, è coimputato nella frode. L'alternativa era il co-signer dichiarato, con l'auto intestata all'italiano. La pagina.
04Stati Uniti
L'amico americano dell'E-2
Un ristoratore italiano compra un locale in Florida. Il consulente gli dice che con un socio americano «il visto è più facile»: l'amico americano risulta proprietario al 60 per cento, i soldi sono tutti dell'italiano. Il consolato chiede la struttura societaria.
Chi risponde. L'impresa è americana al 60 per cento e non dà a nessuno l'E-2, perché la nazionalità dell'impresa è quella dei proprietari e serve almeno il 50 per cento italiano (9 FAM 402.9-4(B)). Se l'italiano dichiara di possederla, rende una falsa dichiarazione per un visto: frode di visto (§ 1546) e inammissibilità permanente (§ 212(a)(6)(C)(i)). L'amico è il proprietario di un ristorante che non ha pagato, con le sue tasse, i suoi debiti e il titolare effettivo che deve dichiarare alla banca — cioè non lui. La struttura giusta era l'italiano al 100 per cento, o un socio americano dichiarato sotto il 50. La pagina.
05Italia e Stati Uniti
La LLC del Wyoming
Un professionista milanese apre una LLC in Wyoming con un nominee manager, ci sposta 400.000 euro e compra un appartamento a Miami. Non la dichiara in Italia: «è anonima».
Chi risponde. In Italia il professionista è il titolare effettivo: quadro RW omesso (dal 3 al 15 per cento l'anno), imposte patrimoniali e redditi non dichiarati, e — se la LLC è gestita da Milano — esterovestizione con omessa dichiarazione. Negli Stati Uniti la banca della LLC ha il suo nome come beneficial owner, l'IRS ha il suo nome come responsible party, e il FATCA trasmette all'Italia i redditi pagati a lui. Il nominee del Wyoming è un servizio lecito che non nasconde nulla a chi conta. La pagina.
06Italia e Stati Uniti
L'erede italo-americano e il cugino
Una cittadina americana del New Jersey eredita la casa dei nonni in Calabria. Il commercialista del paese suggerisce di intestarla al cugino «così non devi dichiarare niente in America». Il cugino, dieci anni dopo, ha debiti con una banca.
Chi risponde. In Italia la casa è del cugino per i suoi creditori, che la pignorano; l'americana ha un accordo verbale e un'azione di simulazione da provare. In America l'obbligo dichiarativo non è mai sparito: l'immobile detenuto tramite un nominee resta un interesse suo, i redditi da locazione erano suoi, e l'IRS legge l'intestazione al cugino come la struttura di chi voleva nascondere. La pagina.
07Stati Uniti
L'avvocato del notario
Un consulente non abilitato prepara pratiche di immigrazione per la comunità italiana di un quartiere. Un avvocato firma i moduli G-28 come rappresentante, senza vedere i clienti, per una percentuale. Una pratica va male e il cliente si lamenta con l'ordine.
Chi risponde. L'avvocato ha assistito un non abilitato nell'esercizio abusivo della professione davanti alle agenzie di immigrazione, motivo espresso di radiazione (8 CFR 1003.102(m)); il consulente ha esercitato senza titolo (8 CFR 1292.1); i clienti hanno pagato per un avvocato e ricevuto un notario, e le dichiarazioni false nelle pratiche ricadono su di loro. In Italia lo stesso schema è il professionista che presta il nome all'abusivo: reclusione da uno a cinque anni (art. 348, co. 3, c.p.). La pagina.
08Stati Uniti
Il donatore alla cena
Un imprenditore italiano con visto E-2 vuole sostenere il candidato sindaco della sua città americana. Non può donare, perché non ha la residenza permanente. Fa comprare dieci biglietti della cena di raccolta fondi ai suoi dipendenti americani e li rimborsa in busta paga.
Chi risponde. I dipendenti hanno fatto contribuzioni in nome altrui (52 U.S.C. § 30122); l'imprenditore ha fatto una contribuzione straniera vietata senza soglia minima (§ 30121) attraverso prestanome; il comitato ha riportato alla FEC nomi falsi (§ 1001). Le pene arrivano a cinque anni sopra i 25.000 dollari, e per l'imprenditore la condanna chiude il visto. La pagina.
Otto storie, due Paesi, una regola: chi presta il nome risponde; chi lo usa risponde con lui; e la difesa di entrambi comincia dal dire come stavano le cose.
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