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Stati Uniti · Immigrazione

Il prestanome nel visto: E-2, L-1, EB-5, H-1B

«L'azienda la mettiamo a nome del tuo amico americano, così il visto è più facile.» È il consiglio più sbagliato che circoli tra gli italiani che vogliono trasferirsi: per i visti d'impresa la nazionalità dell'impresa è quella di chi la possiede davvero, e l'amico americano toglie il visto invece di darlo — tenendosi, in cambio, tutta la responsabilità.

01E-2

La nazionalità dell'impresa è quella dei proprietari

Il visto E-2 per l'investitore dipende da un trattato tra gli Stati Uniti e il Paese dell'investitore, e l'Italia ce l'ha. La condizione centrale è la nazionalità: «il trader o investitore, che sia una persona fisica o un'impresa, deve possedere la nazionalità del Paese del trattato. La nazionalità di un'impresa è determinata dalla nazionalità dei singoli proprietari di quell'impresa» (9 FAM 402.9-4(B)(a)). Il Paese di costituzione è irrilevante (lett. b). E c'è la regola del cinquanta per cento: «cittadini del Paese del trattato devono possedere almeno il 50 per cento dell'impresa in questione» (lett. c, che rinvia a 22 CFR 41.51(b)(2)(ii)); in tutti i casi E-2 «deve essere dimostrato che cittadini di un Paese del trattato possiedono almeno il 50 per cento di un'impresa» e la «sviluppano e dirigono» (9 FAM 402.9-6(F)(a)). Le quote possedute da residenti permanenti americani non contano per la nazionalità (9 FAM 402.9-4(B)(e)).

L'azienda intestata all'amico americano è, per questa regola, un'azienda americana, e un'azienda americana non dà a nessuno il visto E-2. L'italiano che ha messo i soldi e non compare non può dimostrare di possedere il 50 per cento; se dichiara al consolato di possederlo, mentre l'atto costitutivo dice un'altra cosa, rende una dichiarazione falsa per ottenere un visto. L'amico americano, intanto, è il proprietario di un'azienda che non ha pagato, con i suoi debiti, le sue tasse e la sua responsabilità, e il titolare effettivo che deve dichiarare alla banca — e che non è lui.

La regola vale anche al contrario: l'azienda che deve essere italiana per il visto non può avere come proprietari al 50 per cento o più americani, residenti permanenti o cittadini di altri Paesi. Chi vuole un socio americano lo può avere, sotto il 50 per cento, dichiarato: è l'unico modo in cui la struttura regge al consolato.

02H-1B

Il datore di lavoro fittizio, e perché non serve più

L'H-1B è il visto di lavoro per le professioni specializzate, e richiede un datore di lavoro americano che presenti la petizione. Per anni l'imprenditore straniero che voleva lavorare nella propria società ha usato un prestanome: un socio o un amministratore americano di facciata, per far apparire un rapporto di lavoro tra la società e lui e superare la verifica del «rapporto datore-dipendente». Con la riforma in vigore dal gennaio 2025 il regolamento ha risolto la questione alla radice: la definizione di datore di lavoro americano prevede che «se il beneficiario H-1B possiede una partecipazione di controllo nel richiedente, cioè possiede più del 50 per cento del richiedente o ha la maggioranza dei diritti di voto», può svolgere anche le mansioni «direttamente collegate al possesso e alla direzione dell'impresa», purché per la maggior parte del tempo svolga le mansioni della professione specializzata (8 CFR 214.2(h)(4)(ii), definizione di «United States employer», punto 4).

Il beneficiario-proprietario è oggi ammesso, con limiti di durata nelle prime approvazioni. Il prestanome per l'H-1B è quindi non solo un rischio, ma un rischio inutile: chi lo usa costruisce una falsa struttura societaria per ottenere ciò che la regola gli darebbe con la verità, e trasforma una petizione approvabile in una frode di visto.

03EB-5 e L-1

Il capitale deve essere dell'investitore, e la società deve essere sua

L'EB-5, la residenza per investimento, richiede che l'investitore contribuisca capitale proprio, di provenienza lecita e documentata: «i beni acquisiti, direttamente o indirettamente, con mezzi illeciti (come attività criminali) non sono considerati capitale» (8 CFR 204.6(e)), e investire «significa contribuire capitale», non prestarlo a sé stessi attraverso strutture (stessa norma). Il prestanome compare in due forme: l'investitore che «presta il nome» a denaro altrui, non tracciabile o non dichiarato, e il terzo che risulta proprietario dei beni con cui l'investitore dovrebbe dimostrare la fonte dei fondi. Nel primo caso l'investitore non ha investito capitale proprio; nel secondo non riesce a documentare la provenienza. In entrambi la petizione viene respinta, e le dichiarazioni false rese per sostenerla sono frode.

Per l'L-1, il trasferimento infragruppo, la società americana e quella italiana devono essere legate da un rapporto di proprietà e controllo — capogruppo, controllata, affiliata — e la prova è la catena di proprietà. La società americana intestata a un prestanome per «avere una presenza» spezza la catena: non è affiliata alla società italiana, perché sulla carta appartiene a un altro. Anche qui il prestanome toglie il visto invece di darlo.

04Le conseguenze

Frode di visto, e la porta che si chiude per sempre

Chi, «sotto giuramento» o sotto dichiarazione di veridicità, «consapevolmente ... rende qualsiasi dichiarazione falsa rispetto a un fatto rilevante in qualsiasi domanda, dichiarazione o altro documento richiesto dalle leggi sull'immigrazione» o presenta un documento che la contiene commette il reato di frode di visto: reclusione fino a dieci anni per la prima violazione, quindici per le successive, venti e venticinque se collegata a traffico di droga o terrorismo (18 U.S.C. § 1546(a)). A ciò si aggiunge il § 1001 per ogni dichiarazione all'USCIS o al consolato.

Ma la conseguenza che pesa di più non è penale. «Qualsiasi straniero che, con frode o rappresentando volontariamente in modo falso un fatto rilevante, cerca di ottenere (o ha cercato di ottenere o ha ottenuto) un visto, altra documentazione, l'ammissione negli Stati Uniti o altro beneficio» previsto dalla legge sull'immigrazione «è inammissibile» (8 U.S.C. § 1182(a)(6)(C)(i)). L'inammissibilità per falsa dichiarazione è permanente: non si prescrive, resta nel fascicolo, e i waiver disponibili sono pochi e riservati a chi ha familiari stretti cittadini o residenti. L'italiano che ha dichiarato al consolato di possedere un'azienda intestata all'amico, e viene scoperto — dal registro dello Stato, dalla banca, dalla dichiarazione dei redditi dell'amico, da una lite con l'amico — non ha perso un visto: ha perso l'America.

Per i visti d'impresa la verità sulla proprietà non è un ostacolo da aggirare: è il requisito. Il prestanome lo distrugge e lascia al vero investitore una falsa dichiarazione permanente.